Politica e Partiti

Stasera c’è stato un incontro tra i componenti della lista Tuscania Partecipa. Un incontro necessario, nato dalla volontà di tutti di portare avanti un discorso comune, nel rispetto delle millequattrocento persone che ci hanno accordato la preferenza. Anche in previsione dell’imminente primo consiglio comunale, Serenella, che insieme a Potestio ci rappresenterà sui seggi comunali, ha voluto sapere le nostre opinioni e le nostre sensazioni in merito, proprio per mantenere saldi i rapporti in mezzo alla lista, per poter portare avanti un camino comune per i prossimi cinque anni. Siamo stati tutti d’accordo, ognuno con le sfumature proprie del suo carattere, nel voler continuare il percorso intrapreso.
Quello che è stato interessante, è stata la discussione in merito alle modalità. C’era chi sosteneva che la politica si può fare solamente dall’interno dei partiti, perchè una lista civica è bella, ma ha una breve durata e se non riesci a identificarti in una entità, in una struttura, in un movimento d’opinione, pur volendo fare politica, finisci col desistere. O al più rimani un personaggio naiv, surreale, diventi un Don Chisciotte.
Ma sono veramente necessari i partiti o i movimenti per fare politica?
Io credo di no, anche perchè credo nella trasversalità della politica, vuoi o non vuoi i partiti tendono ad affrontare gli argomenti con enormi paraocchi, lo stesso dicasi dei grandi gruppi di movimento. Io credo che la politica debba essere fatta dinamicamente, specialmente nei piccoli paesi, e quando si affrontano deteminati argomenti le opinioni possono cambiare indipendentemente dall’appartenenza ad una fede ideologica. Oggi come oggi, tra l’altro, la gente tende a scostarsi dai partiti dove i livelli più alti decidono, spesso senza ascoltare la base. C’è una sorta di repulsione.
Ma anche se la gente si è allontanata dai partiti, questo non vuol dire che si è allontanata dalla politica. In maniera più o meno superficiale tutti hanno voglia di fare politica, basta metterli nelle condizioni di farla. Anche la chiacchiera da bar se inserita in un certo contesto può diventare opinione politica ed essere costruttiva.
Inevitabilmente la vita cittadina è condizionata, nel bene e nel male, dalla vita amministrativa e niente o nessuno, specialmente nel caso di decisioni controverse, può impedire alla gente di riunirsi in comitati e discuterne. E non è detto che siano sempre le stesse persone a farlo: per un certo argomento ci saranno taluni, per altri argomenti ci sarnno talaltri, proprio perchè la politica è trasversale, è dinamica e non occore racchiudersi dentro uno scatolone partitico. A conforto di ciò ci sono anche le esperienze delle associazioni, le cui attività, anche se non proprio direttamente, sono riconducibili al fare politica: nel sensibilizzare la gente, nel farla partecipare, nell’organizzare. E anche se qualche volta ci sono stati partiti che le hanno usate come mezzo, in realtà le associazioni sfuggono da qualsiasi concezione partitica e sono un grande esempio di trasversalità.
Per concludere io credo fermamente che si possa fare politica senza “appartenere” (che in Italiano significa essere proprietà di) a qualche partito politico. La gente deve liberarsi dagli schemi preconcetti e essere più indipendente, cercando però di confrontarsi con gli altri e facendo gruppo la dove sia necessario, in maniera trasversale e dinamica. Per il bene comune.

Buonanotte

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