Destra? Sinistra?

Stasera mi voglio soffermare su qualcosa di più ampio respiro, un argomento di portata più globale, che esula dalla sola comunità locale pur rimanendo altamente pertinente (scoprirete alla fine perché). Spero di esserne all’altezza.
In questo periodo post-elettorale si sente parlare di destra e sinistra, di un avanzamento dell’una, di un regresso dell’altra, vittorie, sconfitte e giù fiumi di parole attorno all’eterna diatriba. Che tanto eterna non è!
Destra e sinistra, legati nel nostro immaginario al capitalismo e al socialismo che rappresentano in ambito parlamentare, sono concetti che nascono con la rivoluzione industriale. E nella loro vetustà risultano ormai superati. Ha più senso parlare di destra e sinistra, quando ormai la sinistra, anche quella radicale, ha accettato il libero mercato? Nessuno a destra o sinistra mette in discussione che il modello di sviluppo occidentale basato sul meccanismo produzione-consumo (ricordo una vecchia canzone dei CCCP che diceva PRODUCI-CONSUMA-CREPA), sia, pur con tutti i suoi difetti, ‘il migliore dei mondi possibili’. Anche le politiche economiche dei vari governi che si sono alternati negli ultimi anni non sono state così differenti le une dalle altre. A parte alcune sfumature, tutto è influenzato da meccanismi globali che non sono controllabili per ogni singolo paese e tutto risulta simile, per ogni nazione.
Anche se è difficile prenderne coscenza, frastornati e confusi, tutti avvertiamo questa sensazione, incosciamente tutti sappiamo che destra e sinistra sono finite. E non c’è peggior cosa di un popolo frastornato e confuso. In questa situazione è facile attaccarsi ad una figura solida, o presunta tale. In un mondo che si sta disgregando, economicamente, eticamente, socialmente e politicamente, anche personaggi di basso spessore, se trasmettono solidità, diventano popolari. In fondo è quello che sta succedendo in Italia.
Ci siamo abituati per troppo tempo a farci guidare da una classe politica ormai in disfacimento e ormai lontana anni luce dalla gente. Non esistono più politici di destra o di sinistra, esistono solamente i politici, non a caso considerati la casta. E’ giunta l’ora per il popolo di riacquistare la propria identità, di staccarsi dai simboli e dagli emblemi narcotizzanti, dai concetti di destra e sinistra. Ci hanno fatto diventare come tifosi di calcio che tengono per l’una o per l’altra squadra, tutto per avere più facilmente il controllo e starsene nelle loro poltrone di prima classe.
Non esiste il popolo di destra o il popolo di sinistra: il popolo è uno solo, è il popolo e basta!
Queste considerazioni, unite al crollo del sistema del mercato globale in atto, ci indicano una via d’uscita verso il risveglio delle coscenze.
La rinascita nasce dal basso, dalla base. Dobbiamo concentrarci sulle comunità locali, renderle forti, ritornare ad un’economia ed uno sviluppo locale che sappia valorizzare il territorio e le persone che lo vivono. E questo può e deve avvenire in maniera trasversale, con l’asocciazionismo, la cooperazione, il mutuo soccorso, programmi comuni, difesa delle risorse e chi più ne ha più ne metta, l’importante che sia territoriale.
Dobbiamo capire che destra e sinistra sono parti di un unico corpo e devono lavorare insieme. Provate solo per un attimo a immaginare un uomo, il cui corpo è fatto di una parte destra e una parte sinistra che agiscono in maniera indipendente, cercando di prendere ognuna la direzione opposta. Se chiudete gli occhi potrete vedere un uomo dai movimenti sincopati e scoordinati, che pur muovendosi freneticamente non fa, ne un passo avanti, ne un passo indietro. Ebbene quell’uomo che state immaginando rappresenta il mondo, l’Europa, l’Italia, Tuscania, nelle situazioni in cui si trovano adesso.
Dobbiamo ritrovare la coordinazione e ricominciare a piccoli passi ad andare avanti, tutti insieme, in armonia. Lo stato delle cose ce lo chiede. Ripartiamo dal basso, dalla nostra splendida realtà locale, valoriziamola, difendiamola, stacchiamoci dai vecchi concetti e dalle vecchie politiche e daremo il nostro esempio e il nostro contributo a cambiare il mondo.

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4 Risposte to “Destra? Sinistra?”

  1. Non sono d’accordo, assolutamente!
    Non tanto sulle questioni specifiche quanto sul discorso in generale.
    E poi tu stesso ti contraddici quando auspichi, per la rinascita, delle soluzioni, guardale bene, assolutamente riconducibili ad una prassi di “sinistra”.
    Perchè è vero quello che dici sul disfacimento della politica, dei valori della politica, ed è innegabile il crollo del sistema globale, del liberismo, fintantochè la globalizzazione si intende come espansione esclusivamente dei mercati e delle risorse finanziarie, di fatto ammettendo una crisi del sistema capitalista di cui il liberismo è espressione massima, ma è altrettanto vero che qualsiasi sistema di sviluppo scegli è riconducibile a due soli modelli economici.
    E tuttavia la differenza tra destra e sinistra, per coloro che non hanno ancora gettato il proprio cervello all’ammasso, è ben definita, quantomeno nel ritenere da una parte che la soluzione sia nell’individuo, nella persona forte a cui demandare, e nell’altra ritenere invece che questa si trovi nello sforzo comune e nel comune
    perseguimento dell’obiettivo, da una parte credere che la società si sviluppa grazie all’immissione di capitale e dall’altra credere che al centro dello sviluppo ci sia il lavoro.
    Poi, certamente, i nostri bisogni o le nostre aspettative sono assolutamente identici, sia a destra che a sinistra,…..cribbio….,ma la differenza, sostanziale credimi, sta nella prassi, nel metodo, nelle scelte per il raggiungimento dello scopo.
    Infine io vorrei sentire delle critiche, discutere, del come applicare o meno un sistema o l’altro, tenendo giustamente conto che le basi ideologiche sono state gettate quasi due secoli fa con una società leggermente diversa, dicevo appunto vorrei discutere sul come e smetterla di azzannarci, spesso dicendo stronzate, sul CHI !!!

    • Ciao Vittorio e grazie della risposta, il confronto, la sana discussione possono sempre e solo fare bene.
      Capisco che è difficile staccarsi da certe concezioni, ma quelle che tu chiami modalità, soluzioni di “sinistra” per me sono soluzioni e basta, quindi non vedo la contraddizione. Basti pensare che il liberismo sfrenato è messo in discussione anche dalla cosidetta “destra sociale”, oppure che la difesa del territorio è auspicata in linea di massima dalla Lega. Che tanto di “sinistra” non mi sembrano.
      Quello che volevo dire è che non si deve sciegliere un dato pensiero piuttosto che un altro, bisogna cominciare a sintetizzare.
      Il comunismo ha fallito, il capitalismo sta morendo, bisognerà pur fare una sintesi cogliendo gli aspetti positivi delle varie deologie e trovare una terza via, che non è il centro, nel senso politico del termine, dove tutti si stanno buttando creando un ingorgo spaventoso. I partiti attualmente in parlamento non sono che facce distinte di una stessa medaglia. E purtroppo quelli che stanno fuori dal parlamento stanno vivendo, da una parte e dall’altra, in dimensioni parallele spazio-temporali.
      Per questo la rinascita non può venire dall’alto, ma dal basso. Dobbiamo cominciare a lavorare nel piccolo, in situazioni locali, insieme, non come elementi di opposti schieramenti, ma come individui, per il bene comune. Dobbiamo riscoprire il senso di comunità, ma senza chiuderci e trovando nell’interazione e nell’interscambio con le altre comunità la via per risollevare questo mondo allo sbando. Con il confronto e la collaborazione, le modalità di attuazione si formeranno naturalmente, ma dobbiamo cominciare ad agire subito, interessandoci alle problematiche, cercando di coinvolgere gli altri, senza distinzione di appartenenza, avendo come unico scopo il bene comune. Non aspettiamo che ci sia sempre qualcuno che ci dica cosa e come dobbiamo fare, cominciamo a prendere informazioni e a lavorare su ciò che è di pubblico interesse. Certo questa è una strada lunga, dura e per certi versi oscura, ma credo che in questo momento sia l’unica percorribile

  2. Ciao Pierà!
    Io sono d’accordo che quella sia la soluzione, e puoi anche non darle connotazioni ma è comunque riconducibile a certa “prassi”.
    Non ne parliamo, e vediamo lungo il percorso quanti ci seguiranno che non abbiano anch’essi “certa” connotazione.
    Questo non è per essere polemico, assolutamente, ma quella concezione dalla quale tu credi sia difficile staccarsi è nelle cose, nella realtà quotidiana, quindi nel fare ancora certe distinzioni non mi sento “romantico” ma, piuttosto, realista.
    Certo non predico l’ortodossia, questo pensavo fosse chiaro nel mio intervento precedente, ed ho vissuto, seppure da spettatore, un primo tentativo programmatico di “Terza via” lanciato dal PDUP e dal movimento de “Il Manifesto” alla fine degli anni’70 inizio degli anni ’80 ( non sto a dirti come è andata a finire ).
    Per quanto riguarda la “destra sociale”, come i gruppi della sinistra,
    avevano come interlocutore primario il popolo con i suoi bisogni, da quì il nome, e non a caso, come nella sinistra, piuttosto che adattare l’ideologia alla nuova società hanno semplicemente scelto di spostarsi verso l’elettorato più forte, verso il centro, lasciando dietro le macerie.
    Mi scuserai……..anzi………Mi consenta, ma nella sua analisi io avrei invertito i fattori sui due modelli economici: Il capitalismo ha fallito ed il comunismo sta morendo.Lo dico bonariamente, certo, ma è più di una “boutade”.
    Comunque, incontriamoci a metà del guado e vediamo cosa c’è da fare io, ma questo lo sapevi già, sono pronto ad appoggiarti.

    • D’accordo, incontriamoci a metà del guado e vediamo che succede.
      Non ti preoccupare che avevo capito benissimo il tuo primo intervento, volevo solo ribadire forte il concetto che è (sarebbe) ora di cambiare e svuotare la mente da posizioni prese. Poi lo so che se si va avanti per questa strada è più facile che, soprattutto all’inizio, ti segua chi abbia un certo tipo di cultura piuttosto che un’altra. Ma bisogna far passare il messaggio, diffonderlo, affinchè tutti ne capiscano l’importanza e vengano coinvolti. Capisco che questa idea, espressa in questi termin,i è rivoluzionaria per la nostra natura e per la cultura imperante, però sento che dobbiamo provarci. Forse poi mi arrenderò, spero di no, però sento che devo (dobbiamo) farlo.


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